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CASENTINO E CAMALDOLI

Il Casentino è una delle quattro vallate in cui tradizionalmente viene suddivisa la provincia di Arezzo.

È la valle in cui scorre il primo tratto del fiume Arno, che nasce dal Monte Falterona (1654 m s.l.m.). Il Monte Falterona costituisce infatti il limite settentrionale della vallata, ai confini con la Romagna. L'Alpe di Serra e l'Alpe di Catenaia separano, a Oriente, il Casentino dall'alta Val Tiberina. A Ovest il massiccio del Pratomagno lo separa dal Valdarno Superiore.

Il Casentino ha una forma approssimativamente ovale il cui asse maggiore misura circa 60 chilometri ed il minore circa 30. Paesaggisticamente varia dalle grandi foreste delle zone di montagna alle zone pianeggianti e collinari del fondo valle. Le caratteristiche peculiari del territorio sono probabilmente una delle cause che hanno indotto Francesco d'Assisi a scegliere la Verna (oggi sede di un convento francescano) come luogo di preghiera, e San Romualdo a fondare l'Eremo di Camaldoli.

Dal punto di vista amministrativo la vallata è ripartita in 13 comuni facenti parte della Comunità Montana del Casentino: Bibbiena, Capolona, Castel Focognano, Castel San Niccolò, Chitignano, Chiusi della Verna, Montemignaio, Ortignano Raggiolo, Poppi, Pratovecchio, Stia, Subbiano e Talla. I principali centri casentinesi sono quelli di Poppi, che fa parte del club dei "borghi più belli d'Italia", e Bibbiena, principale centro artigianale e industriale.

Considerata tra le più belle terre della Toscana, il Casentino è l’alta valle dell’Arno, un’ oasi di verde che si estende per circa 700 Kmq. nell’Appennino Tosco-Romagnolo tra le province di Arezzo e Firenze.
I suoi confini, delineati da dorsali montuose, lo rendono simile ad un vasto anfiteatro al centro del quale scorre il fiume Arno che, diradando dal monte Falterona dove nasce, attraversa il fondovalle e, si riversa nella piana aretina e da qui volge verso Firenze.
La particolare posizione geografica del Casentino, è stata determinante per la sua storia politica ed economica.
I nomi d’alcuni fiumi ricordano che gli etruschi vi fondarono numerose colonie e la resero un’importante zona di transito attraverso la catena degli Appennini. Tale rimase anche in epoca romana per soffrire invece un periodo di decadenza alla fine dell’impero con le successive invasioni "barbariche”.


Nel casentino si trova anche il parco nazionale delle Foreste Casentinesi, il Monte Falterona e Campiglia
Una grande area protetta nell'appennino tosco-romagnolo, comprendente boschi e foreste tra i più estesi e meglio conservati d'Italia, custode di un elevato patrimonio floristico e di una fauna di grande interesse che annota il lupo e l'aquila reale tra i grandi predatori e diverse specie di ungulati. Le foreste e i numerosi ambienti naturali fanno da cornice ai segni di millenaria presenza dell'uomo: borghi, mulattiere e soprattutto due santuari di assoluto fascino come Camaldoli e La Verna

MONTE FALTERONA
Il Monte Falterona (1654 m s.l.m.), è una montagna dell'Appennino tosco-romagnolo; meta di escursioni insieme al propinquo Monte Falco (1658 m s.l.m.) è uno dei luoghi più interessanti del Casentino. Fa parte del Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna. La sua vetta è attraversata dal confine tra la provincia di Firenze e quella di Arezzo

PRATOMAGNO
Il Pratomagno è un gruppo montuoso che si innalza tra il Valdarno superiore e il Casentino a nord-ovest della città di Arezzo; interessa l'omonima provincia e, in piccola parte, la sponda sud-orientale di quella di Firenze.

La vetta più alta del massiccio montuoso raggiunge quota 1592 metri s.l.m. ed è denominata Croce di Pratomagno; altre cime elevate sono Poggio Masserecci (1548 metri s.l.m.) e il Monte Secchieta (1449 metri s.l.m.) che divide la provincia di Arezzo da quella di Firenze.

LA VERNA
La Verna è il più famoso dei conventi del Casentino, e vero cuore del culto francescano. La fondazione di un primo nucleo eremitico risale alla presenza sul luogo di San Francesco, che nella primavera del 1213 San Francesco incontrò il Conte Orlando di Chiusi della Verna, il quale volle fargli dono del monte della Verna che successivamente divenne luogo di numerosi e prolungati periodi di ritiro. Negli anni successivi sorsero alcune piccole celle e la chiesetta di Santa Maria degli Angeli (1216-18). L’impulso decisivo allo sviluppo di un grande convento fu dato dall’episodio delle stimmate (1224), avvenuto su questo monte, prediletto dal santo come luogo ideale per dedicarsi alla meditazione. L'ultima visita di Francesco al monte avvenne nell'estate del 1224. Vi si ritirò nel mese di agosto, per un digiuno di 40 giorni in preparazione per la festa di s. Michele, e mentre era assorto in preghiera vi ricevette le stimmate (circa il 14 settembre): di conseguenza la Verna divenne un suolo sacro. Papa Alessandro IV la prese sotto la protezione papale, nel 1260 vi fu eretta e consacrata una chiesa, alla presenza di San Bonaventura e di numerosi vescovi. Pochi anni dopo venne eretta la Cappella delle Stimmate, finanziata dal conte Simone di Battifolle, vicino al luogo ove era avvenuto il miracolo. Una cappella più antica, S. Maria degli Angeli, costruita nel 1218 per S. Francesco da Orlando, è raggiungibile dalla sacrestia della chiesa maggiore, iniziata nel 1348 ma rimasta incompiuta fino al 1459. Da quest'ultima i frati che si risiedono alla Verna si recano in solenne processione due volte al giorno (alle 14 e a mezzanotte)) verso la cappella delle Stimmate. Nella solennità delle stimmate (17 settembre) e anche in altre occasioni, molte comunità parrocchiali dei dintorni o fedeli e turisti provenienti da più lontano si recano a visitare questi luoghi, e i frati sono organizzati per ricevere ed accogliere circa 2000-3000 pellegrini.

 


CAMALDOLI

Camaldoli è una località situata nel territorio del comune di Poppi, all'interno del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna.

Nelle vicinanze si trova l'Eremo di Camaldoli, di cui la località ospita la foresteria e l'antica farmacia che risale al 1543. L'origine di questo insediamento è di poco successiva alla fondazione dell'eremo. Infatti fu subito necessario allestire ad una quota più bassa rispetto all'eremo una casa per accogliere i pellegrini. Nella chiesa si trovano opere del Vasari.

Fra i camaldolesi famosi vi è Sant'Alberico, che morì nel 1050 circa, in un eremo presso Sarsina

 

 

 

 

Nella valle del Casentino, alle falde della catena appenninica che divide la Romagna dalla Toscana, sorge il celebre complesso monastico di Camaldoli (sec. XI) che, con la sua caratteristica di Eremo e Monastero, costituisce una delle realtà più vive del monachesimo italiano.
San Romualdo, capostipite dell’Ordine camaldolese, giunse in questo luogo nel 1012 con alcuni discepoli e qui costruì, a 1111 m. d’altezza, le prime cinque celle, circondate ognuna dal proprio orticello ed una piccola cappella.

Al centro del Sacro Eremo si trovano la cella di San Romualdo e la chiesa barocca del Salvatore, dove si conservano stucchi del Settecento e terrecotte rinascimentali.


Nei dintorni sono sparpagliate le celle dei monaci, costruite tra l'XI e il XVII secolo: ciascun eremita disponeva di portico, cameretta, studio, oratorio, legnaia, fonte e orto. Abbinando il modo di vivere cenobico (vita comunitaria) a quello anacoretico (vita solitaria), i monaci camaldolesi realizzavano così l’equilibrio tra la solitudine e la vita comunitaria.


Le comunità monastiche camaldolesi sono presenti ininterrottamente in Italia dall'inizio del secolo XI ai giorni nostri: un radicamento di 10 secoli vitale e dialogante anche nel presente.


I primi insediamenti eremitici sono avvenuti nei secoli XI e XII sulle montagne dell'Appennino (Toscana, Marche, Umbria)

A questa fase di radicamento e diffusione segue un periodo di stasi (secolo XIV), incalzato da una seconda fase espansiva, anche nelle aree urbane, nei secoli XV e XVI, quando la presenza camaldolese in Italia si diffonde da nord a sud, raggiungendo circa 100 sedi fra eremi e monasteri: Veneto e Piemonte, Lazio, Sardegna.

Nel secolo XVII avviene una fase espansiva delle comunità camaldolesi che seguono la Regola della Congregazione di Monte Corona, caratterizzata da una accentuata centralità del profilo eremitico di vita monastica.

Nel secolo XIX, con gli eventi connessi alla soppressione degli ordini religiosi e dell'incameramento dei loro patrimoni fondiari, monumentali, artistici, librari e archivistici da parte dello Stato, la comunità camaldolese si disperde per riaggregarsi a fine Ottocento riprendendo possesso del monastero di Fontebuona e dell'eremo di Camaldoli.

Alle comunità eremitiche maschili si affianca verso la fine del secolo XI la prima comunità camaldolese femminile di S. Pietro di Luco in Mugello (Toscana) per iniziativa di Rodolfo, IV priore generale del'Eremo di Camaldoli.
Le comunità femminili sono assai meno studiate di quelle maschili: in Italia la più antica e attiva ai giorni nostri è quella del Monastero di S. Giovanni Evangelista in Pratovecchio (Arezzo) la cui fondazione risale al secolo XII, con dotazioni patrimoniali donate dalla famiglia dei conti Guidi.
La presenza camaldolese in Europa è rilevabile, oltre che in Italia, nelle seguenti aree: Francia, Polonia, Ungheria, Austria. Ai giorni nostri le comunità camaldolesi extraeuropee sono situate nei seguenti Paesi: Stati Uniti, India, Tanzania e Brasile

 

 

Santuario della Verna
Santuario della Verna

Parco Nazionale delle Foreste Casentine
Parco delle Foresta Casentine

Opsitalita` a Camaldoli e nel Casentino
Camaldoli